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ADAM KULT: L’HARSH È MORTO, LUNGA VITA ALL’HARSH!

‘Harsh Is Dead’, un titolo emblematico per il secondo opus della compagine italiana, ora nota come Adam Kult. Un titolo esplicito, dicevamo, ma, al tempo stesso, criptico e foriero di una serie di novità e trasformazioni. “Per capire il senso del titolo bisogna addentrarsi nel testo del pezzo stesso. Spesso, mi si chiede cosa significhi produrre e suonare un genere oramai morto, visto che i grandi “cervelloni” musicali hanno decretato la “dipartita” del genere e che siamo "cloni" dei grandi Hocico (di una volta). Le liriche attaccano proprio questi sapientoni, sputano loro in faccia il fatto che me ne sbatto se è un genere morente: noi lo vogliamo rendere ancora più vivo ed aggressivo!” Un manifesto programmatico, questo disco. Release che, oltre ad un “assestamento” della proposta musicale di Adam Kult su coordinate più concrete e precise, dinamiche e meno dispersive, segna anche l’addio alla Fear Section (etichetta di Chris Pohl, sublabel della corazzata Out Of Line). Una scelta coraggiosa, quella di auto prodursi e gestire direttamente tutto il “business”. Ma forse, il “do it yourself”, come si diceva un tempo, è la strada giusta da seguire. “Se si crede fermamente nelle proprie capacità e si è disposti a sbattersi per farsi conoscere, i risultati saranno di gran lunga superiori... e, specialmente, duraturi. Ho sempre pensato che se non siamo noi stessi, in prima persona, a credere nella nostra arte, qualunque essa sia, perché pretendere che ci credano le etichette ? Questa che abbiamo compiuto è una dimostrazione di credo personale. Gli "agganci" e le opportunità scaturiscono solo dopo aver preso coscienza di se stessi e del progetto che si vuole spingere. Dimostrerò con i fatti che è possibile raggiungere grandi obbiettivi, specialmente in un momento di crisi come questo, periodo in cui la fame di novità è alle stelle”

Novità, appunto. Novità presenti nelle tracce di questo disco, decisamente più maturo dell’omonimo debut album. Una voglia di cambiamento che si nota anche dall’artwork, decisamente fuori dai soliti schemi.“Mentre il simbolo del primo album (Aleph, prima lettera dell’alfabeto ebraico, valore numerico 1) rappresentava, appunto, Adam (primo uomo), il primo passo, nonché la creazione del primo lavoro, la dualità espressa dalla copertina di ‘Harsh Is Dead’, rappresentata dal confronto tra il bene ed il male, dichiara che ADAM (l’essenza umana), nel secondo atto, si trova davanti ad una scelta, essendo stato messo in condizione di decidere da solo. Da qui, il desiderio di autoprodursi e prendere in mano il proprio cammino, ben conscio delle avversità che la scelta comporta. Il terzo album rivelerà quale delle due parti verrà scelta” Una scelta che, come in passato confermato dallo stesso Jeez, è dettata dalla volontà di imporsi soprattutto all’estero, considerata la poca ricettività della scena italiana.“Penso proprio si possa parlare di “caso clinico”, l’apertura mentale (musicale) dei paesi del nord Europa è abissalmente diversa da quella italiana. IL fatto che nelle classifiche nordiche si vedano spesso band “estreme”, mentre in Italia allo stesso posto ci siano i… Dari, dimostra che siamo il terzo mondo della musica estrema” Parole forti che, però, esprimono una ferrea volontà di seguire un proprio percorso, non solo musicale, che lascia ben intendere lo scopo della “Chiesa di Adam”.“Il culto di se stessi, la conoscenza, la libertà” Amen. (Antonio Bassu)

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